Riconventire il sistema industriale verso le energie rinnovabili, lottare contro il consumo del suolo e per una politica che non sia schiava del mercato ma possa orientare l’economia verso un modello di sviluppo più attento all’ambiente e ai lavoratori.  Intervista a Guido Viale, sociologo e saggista, ospite a Novo Modo il 21 ottobre.

Orientare i processi economici verso impatti socialmente positivi è una questione di politica industriale, una parola che in Italia è diventata quasi tabù, perché si è accettato il principio che ad orientare la politica economica di questo paese sia il mercato e non il governo. I principali problemi del nostro Paese sono il modello energetico ancora basato sui combustibili fossili, ma anche la gestione del suolo sia per quanto riguarda l’antisismica che per il dissesto idreogeolico, a cui nessuno sta prestando la minima attenzione, senza dimenticare i problemi di mobilità, visto che in Italia abbiamo le città più inquinate e congestionate d’Europa.

Una crisi generalizzata, dunque, destinata ad aggravarsi, in particolare per un’economia tutto sommato marginale come quella italiana. Un programma di transizione verso un’economia carbon free che coinvolga non solo il settore energetico ma anche quello dei trasporti, dell’edilizia e dei rifiuti, avrebbe come effetto immediato l’aumento del bisogno di manodopera a tutti i livelli di qualificazione e quindi la creazione di nuovi posti di lavoro. E’ necessaria una risposta politica daò basso, dai tantissimi comitati di cittadini attivi sul territorio che lottano e combattono contro i dissesti a livello locale, cercando di arginare la mano libera che i governi negli anni hanno lasciato alla speculazione edilizia e al consumo del suolo, ma sono efficaci fino a un certo punto. Bisogna, però, ricordare che gli enti locali non hanno più le risorse economiche che avevano un tempo e questo ha ridotto la loro possibilità di intervenire in maniera efficace.